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Rosaria, la Maga delle Alghe-2° parte

Nella prima parte del racconto lasciammo Rosaria al molo, in attesa dell’imbarco che l’avrebbe portata su Inis Mór, Aran Island. Non riuscendo a salire sull’ultimo traghetto della sera e poiché era già tardi, decise di passare la notte sul furgone.

Fu una lunga notte, piena di ricordi e di pensieri rivolti al futuro. Sola insieme a quelle memorie, le sovvennero un paio di episodi che le capitarono: il primo nell’agosto del 1991 quando venne in visita in Irlanda con i figli e la nipote; il secondo pochi mesi prima di trasferirsi definitivamente su Inis Inis Mór, in ottobre 2000, dei quali vi racconta lei stessa.

Sono stata testarda e impaziente e ho voluto affrettare i tempi, ma ho sempre la certezza interiore che la mia è una missione voluta dal creatore!
E mi attendono sorprese.

Dal Diario di Rosaria 1° Episodio

Il 16 agosto 1991, al nostro ritorno a Dublino dalle Isole Aran, non restavano che due giorni, prima del volo di ritorno a Milano. Volevo che i ragazzi potessero ricordare qualcosa di istruttivo, visto che il corso di Lingua Inglese non sembrava aver avuto molto successo.

Il giorno seguente, andammo all’Ufficio Turistico, per organizzare l’ultima visita. Una fotografia mi colpí particolarmente. Ero certa di avere visto quel monumento da qualche altra parte. Chiesi informazioni per sapere come si potesse arrivare lí, e mi risposero che avevamo appena perso l’ultimo autobus per la visita di Newgrange. Il costo era comunque piuttosto alto, perchè si trattava della escursione di un giorno.

In alternativa scegliemmo di andare a visitare il castello di Malahide, che sembrava essere la scelta piú adatta anche per i ragazzi. Un vero successo! Non per l’architettura nè le opere d’arte contenute, ma perchè, come ci fece osservare la guida, nella grande sala da pranzo, dove i membri della famiglia cenarono per l’ultima volta, prima di essere uccisi tutti nella battaglia del Boyne nel Luglio del 1691, c’era una piccola porta, dove si dice che vivesse ancora il fantasma del castello: Puck.

Siamo nel XVI Secolo e Puck, il giullare dei Talbot, innamorato di Lady Elenora Fitzgerald, incarcerata da Enrico VIII, fu trovato moribondo fuori dalle mura del castello. Leggenda nella leggenda, il fantasma di Puck si sarebbe mostrato alla vendita del castello nel 1976 e, se si mette un dito nella serratura della Great Hall, si potrebbe avere la “fortuna” di sentirne il tocco gelido.

Malahide Castle

Al ritorno alla base presso la nostra famiglia ospitante, i ragazzi non fecero altro che parlare di quello che la guida aveva raccontato.

Una volta tornata in camera, decisi di cominciare a preparare i bagagli per l’imminente partenza per rientrare in Italia. Rovesciai il contenuto dello zaino sul copriletto con l’intento di contare tutti gli ultimi spiccioli rimasti e recuperare documenti e biglietti aerei giusto per non farlo all’ultimo minuto.

In una tasca laterale della borsa, intravvidi una rivista di Astronomia che avevo acquistato in Italia tempo prima, giusto per avere qualcosa da leggere durante il viaggio. I ragazzi nella loro camera, intanto, stavano raccontandosi ulteriori storie di fantasmi e devo dire che quella casa era davvero fonte di ispirazione, sotto quell’aspetto!

Mi misi a sfogliare la rivista. Aprendo a caso, mi apparve ancora la foto di quella che mi dissero si chiamasse Newgrange. Strana coincidenza!

Newgrange (Irish: Sí an Bhrú)

Leggendo, imparai che era una tomba megalitica, in cui ogni 21 dicembre, che è il solstizio di Inverno, la sala funeraria all’interno si illumina con i primi raggi di sole. Il fenomeno presuppone una conoscenza astronomica eccezionale, presso i popoli dell’etá della pietra. – Altro che i Flingstone! – pensai.

Scesi in soggiorno, dove Jane, la nostra ospite, stava preparando il tè delle cinque.
Le chiesi se sapeva dove si trovasse quella tomba, e se pensava che in qualche modo potessimo riuscire a visitarla prima di ripartire.

Jane telefonó ad un Ufficio Informazioni locale, ma era troppo tardi. Mi spiegó che quella zona non era cosí vicina. Bisognava attraversare la cittá e viaggiare verso nord, attraverso la campagna. Ci pensó un po’, fece un altro paio di telefonate e poi mi annunció: – Bene, domani vi porto a Newgrange, ma dobbiamo partire presto, oppure ci troveremo immersi nel traffico domenicale-

Domenica 18 Agosto 1991, ci svegliammo all’alba. Mi resi presto conto di quale enorme piacere Jane mi stava facendo. Quella era la direzione verso il nord e Drogheda si stava preparando ad accogliere i tifosi di Hurling, uno sport tipicamente Irlandese.

Arrivammo a Donore attraverso strade secondarie prive di segnalazione. Alla fine, Jane ci lasció esattamente davanti all’ingresso del complesso monumentale. Chiese alla reception se era possibile visitarlo e ci offrí il biglietto. Ero imbarazzata e non sapevo come ringraziarla, ma Jane sembrava giá essere pienamente soddisfatta di aver esaudito un mio desiderio!

La tomba era enorme e, certamente, la guida stava dicendo cose interessanti, perchè gli altri visitatori sembravano rapiti dalle sue parole, ma io non riuscii a comprendere molto dato che mi trovavo un po’ lontana.

Quando venne il nostro turno, entrammo nel cunicolo che conduce alla cella funeraria. Io ero piú che altro preoccupata che i ragazzi non toccassero qualcosa che non dovevano, per il resto, non avevo idea di quale esperienza ci attendesse.

Una volta all’interno della tomba, la guida ci fece posizionare in cerchio, e chiese il silenzio.

Interno della Tomba di Newgrange

Mi girava la testa e avevo una leggera nausea. Giustificai il mio malessere con il fatto che eravamo in tanti in un piccolo spazio e probabilmente mancava ossigeno. I ragazzi erano tranquilli e, in silenzio, cercavano anche loro di capire cosa stava succedendo.

Per ottimizzare lo spazio della cella, la guida mi chiese di spostarmi prima a sinistra, poi a destra, finchè mi assegnó la posizione ottimale. Avevo la sensazione che ci fosse qualcuno alle mie spalle, e temevo di pestargli i piedi, ma non mi voltai e restai immobile al mio posto.

Il cuore mi batteva a mille, come se fossi ad un appuntamento con un amante segreto. Ero tesa, imbarazzata e stavo quasi per svenire. Vacillai per qualche secondo. La guida mi chiese se stessi bene, visto che ero cosí pallida. Risposi di sí e la dimostrazione proseguí.

Invece di vivere quello spettacolo cosí magistralmente creato per i turisti, per quanto non sospettassi di cosa si trattase esattamente, continuavo a preoccuparmi ossessivamente per chi stava dietro di me, avvertivo la sua presenza, il suo respiro, ma non ebbi il coraggio di voltarmi per chiedergli scusa se gli coprivo la visuale. In veritá, a quel punto, speravo che tutto finisse rapidamente, e la guida ci invitasse ad uscire.

Le luci si spensero e restammo al buio e in silenzio.

La guida, recitando per rendere la simulazione ancora piú efficace, annunció che – il dio sole stava per far penetrare i suoi raggi nella sacra terra – e un raggio di luce artificiale cominció ad avanzare, fermandosi proprio sopra ai miei piedi.

In quell’istante, mi sentii invadere da una fortissima emozione. Fu come se una energia violenta ma piacevole mi avesse attraversato dai piedi alla punta dei capelli nel giro di pochi secondi! Sentii la nausea crescere dallo stomaco al cervello e per un attimo temetti di perdere la conoscenza.

Prima di uscire, pensai fosse doveroso dare un cenno di saluto alla persona che cosí gentilmente era rimasta dietro di me per quegli interminabili minuti di spettacolo, ma con mia grande sorpresa, mi resi conto che tra me e la nicchia del dio sole non c’era nessuno.

Mi accertai che i ragazzi stessero bene e, prima di imboccare l’uscita, riposi per un ultima volta lo sguardo a quel posto magico. All’uscita della tomba il malessere svaní.

Per tutto il giorno mi sentii ancora un pó stordita dall’esperienza insolita, ma una nuova energia sembrava essere penetrata nella mia anima!

Dal Diario di Rosaria 2° Episodio

Era il mese di Ottobre del 2000, quando arrivai sull’isola per cercare una casa in affitto. Ero ormai decisa a trasferirmi, e il fatto che Giorgio e Lucia, ovvero altri italiani, abitassero già lì da anni, era per me di indubbio vantaggio.

Fu durante quel viaggio che decisi di recarmi in un punto dell’isola non molto frequentato: il Black Fort, il Forte Nero (Dún Dúchathair in lingua gaelica).

The Black Fort, il Forte Nero (Dún Dúchathair in lingua gaelica)

 

Un cartello arruginito indicava quale deviazione prendere partendo dalla strada costiera. La strada portò ad un bivio. Seguii la destra per puro istinto. Se non mi avesse portato sulla scogliera, sarei tornata sui miei passi, e avrei provato dall’altra parte.

La direzione apparve presto essere quella giusta perchè il rumore delle onde infrangersi sugli scogli si avvicinava sempre più. Percorsi il sentiero fino a che un muretto a secco segnò la fine. Dall’altra parte c’erano delle mucche al pascolo. Decisi di scavalcare il muretto, e proseguire lungo la scogliera. Non potevo sbagliarmi.

Ad un certo punto, mi trovai in bilico su uno strapiombo e mi resi conto che un passo falso mi sarebbe costato la vita. Il cuore mi batteva forte. Tornai verso l’entro terra, e scelsi una traccia un po’ meno pericolosa.

The Black Fort, il Forte Nero (Dún Dúchathair in lingua gaelica)

Arrivai alla meta dopo circa un’ora di cammino. Il vento non era molto forte, ed ero soddisfatta di esserci riuscita. Per raggiungere l’interno del forte, bisognava infilarsi attraverso un passaggio piuttosto stretto, con un lato a strapiombo sul mare. Senza titubare entrai.

I muretti, costruiti all’interno del forte, avevano una forma semicircolare curiosissima. Tre semicerchi posizionati uno a cavallo dell’altro. Non avevo letto nulla riguardo quel sito, ma non c’erano comunque molte descrizioni disponibili nelle guide turistiche comuni.

Se, durante il percorso, ero riuscita a mantenere un passo non dico da gazzella, ma quantomeno da capra, all’interno del forte non riuscii neppure a reggermi sui piedi. La testa cominciò a girarmi vorticosamente, e mi sentii mancare. Il malessere somigliava un po’ a quello che capita in gravidanza. Penso che se avessi mangiato qualcosa, a quel punto lo avrei vomitato.

Mi sdraiai per qualche minuto, chiusi gli occhi, e provai a reagire rialzandomi, ma con enorme fatica. Mantenendomi salda al lato della roccia più sicuro, riuscii ad uscire dal forte, e le vertigini passarono d’incanto.

Alla sera, ne parlai a Lucia, e lei mi disse che l’effetto provato poteva essere stato causato dalle Lay lines, linee di corrente magnetica terrestre che si incrociano proprio su quel promontorio e attraversano l’Europa terminando a Karnak, in Egitto (dove per altro venne costruito, intorno al XIX secolo a.C., un maestoso tempio, Il Tempio di Karnak a Luxor  che potete ammirare dalle foto riportate qui sotto- NdR).

Il Tempio di Karnak a Luxor, Egitto

 

Si stupì, comunque, che l’effetto su di me fosse stato così violento, perchè a lei non era mai capitato, e neppure ad altre persone che c’erano state. Quella notte ebbi difficoltà ad addormentarmi. Sognai poi cose strane e apparentemente prive di significato. Venni avvolta da un vortice bianco come se fossi trasportata in un Universo parallelo, privo di gravità.

La mattina mi svegliai pensando: “Quali avventure mi attendono qui su Inis Mór?” 

 

Fine Seconda Parte

Se vi fa piacere visitate il sito dedicato alle alghe di Rosaria Piseri AlgAran Seaweeds


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