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Castle Archdale e i suoi aerei

Nel Maggio del 1941, due petroliere tedesche si inoltrarono in Atlantico dal Mare del Nord, insieme a due navi ricognitori, per rifornire altre navi tra le Azzorre e le Antille. Fu l’inizio di una lunga guerra navale in cui Castle Archdale giocò un ruolo determinante, ma vediamo come e perché.

E’ necessario chiarire come sia indispensabile una premessa storica e tecnica per i “non addetti ai lavori” per capire a fondo il ruolo di Castle Archdale nelle vicende della seconda guerra mondiale.

Premessa Storica

La potenza navale di una nazione è a tutt’oggi uno degli elementi strategici determinanti per il dominio e il controllo dell’economia, sia in tempo di pace che in guerra. Infatti la maggior parte delle materie prime, dei lavorati industriali e delle derrate alimentari viaggia per nave. Gli aerei possono portare tutto sommato quantità molto limitate di merce e persone, cosa invece possibile alle grandi navi. Un esempio per tutti sono le super-petroliere che trasportano milioni di tonnellate l’anno di greggio in tutto il mondo incuranti del maltempo o delle limitazioni tipiche del trasporto aereo.

Dall’inizio del XX secolo iniziò una progressiva riduzione della storica potenza marittima inglese, che aveva dominato i mari per secoli e di cui andava orgogliosa quale simbolo della propria potenza economica. “Rule Britannia on the sea!” recitano ancora oggi le parole della nota marcia. Oggi tale capacità marittima è detenuta dalle super-potenze: USA, Russia e Cina. Un elemento fondamentale di tale capacità – oltre alle navi commerciali – è determinato dalla flotta navale militare. Le grandi portaerei consentono di intervenire in punti specifici del globo portando là aerei e ordigni.

Gli incrociatori lanciamissili sono dotati di missili da crociera la cui gittata permette di colpire dal mare obiettivi in tutto il mondo. Ma la più importante rimane la componente sottomarina, invisibile e micidiale, composta da due tipologie di sottomarini: i sottomarini balistici capaci di lanciare testate atomiche su qualsiasi obiettivo e i sottomarini d’attacco il cui compito è distruggere le flotte avversarie, sia di superficie che sottomarine.

Nella seconda guerra mondiale il Terzo Reich di Hitler fondò la potenza della propria marina militare su un grande numero di sommergibili e sulle enormi corazzate e incrociatori pesanti. Ai sommergibili era affidato il compito di trovare e silurare qualsiasi nave alleata tentasse la traversata dell’Atlantico per portare truppe e materiale verso il teatro di guerra europeo.

Si formarono così i famosi “Branchi di Lupi”, gruppi di sommergibili in grado di spostarsi rapidamente, supportati dai grossi quadrimotori Focke-Wulf Condor il cui compito era il pattugliamento marittimo e l’identificazione e la comunicazione, ai branchi di lupi stessi, della posizione dei convogli da distruggere. A tutto questo si aggiungeva la capacità navale tedesca di produrre veloci e micidiali corazzate come la Bismark e la gemella Tirpitz, corazzate tascabili come la Graf Von Spee e l’Admiral Scheer e incrociatori pesanti velocissimi come il Prinz Eugen e lo Genisenau.

Tutto ciò mise in moto una feroce guerra aeronavale nell’Atlantico settentrionale.

Il ruolo degli Inglesi in Atlantico Settentrionale

Agli inglesi – destinatari dei convogli dagli USA – non restò altro che allestire in grande velocità un sistema di intercettazione e distruzione dei famigerati U-boot, i sommergibili tedeschi che decimavano interi convogli, e di caccia alle grandi unità di superficie tedesche che minacciavano la “Home Fleet” britannica la cui componente “pesante” (corazzate e incrociatori) era in maggior parte vetusta e obsoleta.
Poco fa qualcuno avrà notato che ho utilizzato il termine “sottomarini” per i moderni vascelli nucleari capaci di immersioni pressoché senza limite, se non i viveri a bordo e la stanchezza dell’equipaggio e i “sommergibili”.

Il sommergibile della seconda guerra mondiale era un mezzo navale dotato di motori diesel per la navigazione in emersione e di motori elettrici per la navigazione in immersione. La navigazione in emersione era perciò obbligatoria per ricaricare le batterie dei motori elettrici e per il cambio dell’aria all’interno dell’unità. Non esistevano riserve d’aria per cui dopo poche ore di immersione il sommergibile era costretto a riemergere per appunto ricaricare le batterie dei motori elettrici e ripulire l’aria respirata dall’equipaggio (in gergo si usa il termine “ventilare”).

Era perciò importante intercettare da parte degli alleati i sommergibili tedeschi durante la loro fase di emersione, quando cioè erano bersagli vulnerabili, soprattutto da parte di aerei equipaggiati per la lotta anti-sommergibile.

Nasceva però il problema dell’autonomia di tali aerei che, seppur elevata, non consentiva loro di decollare dalla Gran Bretagna per coprire le vaste zone dell’Atlantico settentrionale infestate dai branchi di lupi. Serviva decollare da basi più avanzate, più prossime alle acque oceaniche.

All’epoca della seconda guerra mondiale l’Irlanda era già divisa in due, come lo è oggi: Stato Libero d’Irlanda e Irlanda del Nord, parte del Regno Unito di Gran Bretagna.

Lo Stato Libero d’Irlanda (oggi Repubblica d’Irlanda, dal 1949) era presieduto da Eamon De Valera che dichiarò la neutralità dello Stato nelle vicende belliche. C’era un però.

Per decollare dall’Irlanda del Nord, gli aerei inglesi dovevano per forza sorvolare un tratto di Stato Libero, neutrale e quindi politicamente estraneo al conflitto. Una complessa operazione diplomatica da parte di Chirchill permise di ottenere l’accesso all’Atlantico attraverso il cosiddetto “Donegal Corridor“, un corridoio aereo a forma di cono aperto verso il mare, che comprendeva le contee di Donegal, Sligo, Leitrim e il cui vertice era il luogo del nostro studio: Lough Erne.

Lough Erne, luogo strategico

Lough Erne è un grande lago costellato di isole interne al cui vertice sud-orientale si trova la cittadina di Enniskillen e al cui vertice nord-occidentale si trova la località di Belleek, entrambe nel territorio britannico, così come lo è tutta la parte nord-est del lago.

Questo lago è il punto più a ovest da cui gli inglesi potevano far decollare i grossi idrovolanti quadrimotori Short Sunderland e i più piccoli bimotori Consolidated Catalina, di costruzione americana.

Servivano ovviamente degli idrovolanti per la loro caratteristica di poter ammarare in acqua.

  • Il Sunderland era un idrovolante puro (cioè senza carrello di atterraggio terrestre) salvo la possibilità di essere portato in secco utilizzando due grossi “carrelli d’alaggio”;
  • Il Catalina era invece un aereo anfibio, galleggiante, ma dotato di un carrello retrattile per poter atterrare sul suolo.
Un idrovolante Sunderland a Castle Archdale nel 1941 – si nota il grosso carrello d’alaggio fissato al fianco della fusoliera, per portare in secca l’aereo.

Castle Archdale

Come luogo ideale per gestire l’idroscalo fu identificata la località vicina al villaggio di Kesh nota come Castle Archdale.

E’ una immensa tenuta che si affaccia sul lago, caratterizzata da un grande palazzo/castello costruito nel XVII secolo e rimaneggiato fino all’attuale forma.

Un grande imbarcadero e aree pianeggianti permettevano la costruzione degli hangar e le operazioni di alaggio e manutenzione dei grossi velivoli mentre il castello era utilizzato come quartier generale e alloggio per piloti, equipaggi e personale di servizio a terra.

Fu installata una grande antenna che fungeva sia da radiofaro che da antenna per le comunicazioni radio. Furono allestiti due giganteschi hangar dove oggi sorge il campeggio.

Da qui tutti i giorni decollavano e atterravano i grossi idrovolanti che uscivano a pattugliare l’Atlantico, a combattere e affondare gli U-boot tedeschi.

Un secondo idroscalo venne allestito presso l’attuale Yacht Club di Enniskillen nella località di Killadeas per ospitare un gruppo di Catalina, mentre venne creato l’aeroporto terrestre di St.Angelo – poco fuori Enniskillen – che però servì principalmente per l’addestramento di paracadutisti americani e inglesi e che vedremo in dettaglio in un altro articolo.

Percorrendo quindi questo corridoio aereo, i Catalina e i Sunderland uscivano in Atlantico per il loro snervante lavoro. Un episodio in particolare rese famosa questa base aerea. 

L’idrovolante Catalina che avvistò la corazzata tedesca Bismarck

 

La caccia alla corazzata Bismarck.

Alle 5:52 del 24 Maggio 1941, dopo un’intercettazione nel Canale di Danimarca, l’incrociatore pesante inglese Hood aprì il fuoco sulla possente corazzata Bismarck, il fiore all’occhiello della Germania nazista, insieme alla gemella Tirpitz.

La Bismarck replicò pochi secondi dopo con cinque salve da 381, affondando la Hood. Morirono 1415 uomini. Solo 3 si salvarono.

A quel punto la Bismarck filò a tutto vapore verso il porto francese di Brest, lasciandosi alle spalle la flotta inglese, grazie alla velocità di circa 30 nodi (poco meno di 60 km/h) di cui era capace.

La mattina del 26 maggio, alle ore 10.30, un aereo Catalina (lo Z) appartenente al 209° Squadron RAF del Coastal Command Britannico, decollato da Castle Archdale, con il guardiamarina statunitense Leonard B. Smith della US Navy Reserve come secondo pilota, inviava questo messaggio mentre cercava di sfuggire al fuoco di sbarramento della nave:

« Una corazzata rilevamento 240° distanza 5 miglia, rotta 150°, mia posizione 49°33′ N, 21°47′ W. Ora di emissione 10.30/26. »

Incominciò allora l’accerchiamento della micidiale corazzata che fu intercettata e il cui timone fu irreparabilmente danneggiato dal siluro di uno Swordfish decollato dalla portaerei inglese Ark Royal. La nave iniziò a girare in cerchio ormai fuori controllo. Alle 10:36 del giorno successivo, colpito da più di 300 colpi inglesi, il mostro si inabissò per sempre.

Nel prossimo week-end del 26 e 27 Maggio 2018 ad Castle Archdale si terrà una solenne commemorazione del centenario della fondazione della Royal Air Force.

Parteciperemo all’evento e in un prossimo articolo parleremo ancora di questa gemma sconosciuta nella campagna irlandese.

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