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I POPOLI DEL MARE: GLI SHARDANA

Gli Shardana (chiamati anche Sherden) erano una delle popolazioni, citate dalle fonti egizie del II millennio a.C., facenti parte della coalizione dei popoli del mare.

Origine

Le varie ipotesi sull’origine degli Shardana divulgate negli ultimi decenni sono incentrate soprattutto (ma non esclusivamente) sulla Sardegna. L’archeologo Giovanni Ugas (archeologo dell’Università di Cagliari), in base ai dati archeologici e alle fonti antiche, identifica gli Shardana con le popolazioni sardo-nuragiche. Ugas diresse gli scavi della Tomba dei guerrieri di Decimoputzu (CA) dove furono rinvenuti circa diciannove pugnali e spade in rame arsenicato, risalenti al 1600 a.C. circa, identiche a quelle raffigurate negli affreschi egizi.

Recentemente (2010) il prof. Paolo Bernardini (ricercatore di Archeologia fenicia e punica presso il Dipartimento di storia, scienze dell’uomo e della formazione dell’Università di Sassari, mancato nel giugno 2018) ha ipotizzato che gli Shardana, provenienti da oriente, si insediarono in Sardegna nel XIII secolo a.C. sovrapponendosi alle popolazioni nuragiche. Tuttavia Massimo Pallottino (archeologo e accademico italiano, primo docente di etruscologia alla “Sapienza” di Roma, più propenso ad un’identificazione Nuragici-Shardana, mancato nel febbraio 1995) a proposito della tesi che supponeva una invasione dell’isola nella tarda età del bronzo da parte di popolazioni orientali, decenni prima scrisse: «Benché tale ipotesi sia stata più volte affacciata, mancano assolutamente le prove. Il quadro delle conoscenze attuali ci orienterebbe anzi ad escluderla in maniera piuttosto decisa»

Il ricercatore Leonardo Melis ha teorizzato che gli Shardana fossero una popolazione mesopotamica, proveniente da Ur, che si insediò in Sardegna nel III millennio a.C. Secondo Melis lo “ziggurat” di Monte d’Accoddi (SS) sarebbe una prova della presenza Shardana-mesopotamica nell’isola.

Un’altra ipotesi che lega gli Shardana e la Sardegna è quella proposta da Alberto Areddu che descrive gli Shardana come una popolazione di navigatori sardo-illirica. Altri elementi che vengono citati dai vari autori a favore dell’ipotesi sarda sono: la provenienza isolana degli Shardana, descritti come “il popolo delle isole che stanno in mezzo al grande verde“, la famosa iscrizione in lingua fenicia “SHRDN” incisa nella stele di Nora e il rinvenimento di reperti nuragici quali ceramiche, utensili e lingotti nell’Egeo. La navigazione dei Sardi verso quell’area del mediterraneo è testimoniata inoltre dal mito di Talos, l’automa costruito da Efesto, che impediva agli stranieri (e in particolare ai Sardi) di raggiungere Creta.

Altri studiosi considerano gli Shardana come una popolazione anatolica originaria della città di Sardi.

Menzione degli Shardana 

La più antica menzione del popolo chiamato comunemente Shardana o Sherden, si trova nelle lettere di Amarna, un lotto di circa 380 documenti redatti in cuneiforme su tavolette di argilla, databili al 1350 a.C. circa e per lo più comprendenti corrispondenza tra i faraoni d’Egitto, tra i quali Akhenaton, e altri regni del Vicino Oriente asiatico.

Gli Shardana in questo periodo appaiono già come pirati e mercenari, pronti ad offrire i loro servizi ai signori locali. Ramses II (regno 1279-1213 a.C.) sconfisse gli Shardana nel suo secondo anno di regno (1278 a.C.), quando tentarono di saccheggiare le coste egiziane, in una battaglia navale lungo le coste del Mediterraneo. Il faraone successivamente incorporò molti di questi guerrieri nella sua guardia personale.

Un’iscrizione di Ramses II, incisa in una stele ritrovata a Tanis, descrive le loro incursioni e il pericolo costante che la loro presenza portava alle coste egiziane:

«I ribelli Shardana che nessuno ha mai saputo come combattere, arrivarono dal centro del mare navigando arditamente con le loro navi da guerra, nessuno è mai riuscito a resistergli»

Gli Shardana sono poi citati nell’iscrizione di Kadesh, dove è riportato che 520 Shardana fecero parte della guardia personale del faraone nella battaglia di Kadesh fra Egizi ed Ittiti. Gli Shardana facenti parte della guardia reale sono rappresentati con un elmo cornuto sul quale è presente nel mezzo una sorta di sfera o palla, lo scudo è tondo mentre le spade in dotazione sono le spade tipo Naue II, particolare tipo di spada che presenta la lama a forma di foglia allungata.

Anni dopo una seconda ondata di popoli del mare, e tra essi anche gli Shardana, venne respinta dal figlio di Ramses II, Merenptah. In seguito Ramses III venne impegnato in un’importante battaglia con gli stessi il cui resoconto è raffigurato presso il tempio di Medinet Habu a Tebe. Gli Shardana sconfitti vennero quindi catturati e arruolati nell’esercito del faraone: «Gli Shardana fu come se non esistessero, catturati tutti insieme e condotti prigionieri in Egitto, come la sabbia della spiaggia. Io li ho insediati in fortezze, legati al mio nome. Le loro classi militari erano numerose come centinaia di migliaia. Io ho assegnato a tutti loro razioni con vestiario e provvigioni dai magazzini e dai granai per ogni anno”.

Area di origine ed eventuale dispersione degli Sherdana nel Mediterraneo

Il problema dell’area di origine o di eventuale destinazione del popolo degli Sherdana sorse a partire dal XIX secolo. Nessuna menzione certa degli Sherdana è mai stata rinvenuta in documenti greci o ittiti, fatto che complica il lavoro degli studiosi. Nel corso dei decenni sono state proposte varie ipotesi, fra queste due sono quelle più ricorrenti:

  • Gli Sherdana provenivano dal mediterraneo occidentale e sarebbero identificabili con le popolazioni nuragiche della Sardegna;
  • Gli Sherdana, provenienti dal mediterraneo orientale, si insediarono in Sardegna a seguito della tentata invasione dell’Egitto.

L’egittologo Giacomo Cavillier (a capo del progetto Sherdana del Centro Studi Champollion) sulla base dei dati raccolti in Egitto ritiene che allo stato attuale delle ricerche (2008) non sia possibile teorizzare origine e destinazione delle genti Sherdana, stante la loro caratteristica di interagire con alcune delle principali aree culturali del Vicino Oriente come Antico Egitto, Siria, Palestina, Fenicia, popoli dell’Egeo e, gradualmente, di assimilarne le peculiarità per poter sopravvivere.

Tesi della provenienza sarda

L’archeologo australiano Vere Gordon Childe, nella sua opera The Bronze Age (1930) notò che: «Nei santuari nuragici e nei ripostigli troviamo una straordinaria varietà di statuette votive e modelli in bronzo. Figure di guerrieri, crude e barbariche nella loro esecuzione ma piene di vita, sono particolarmente comuni. Il guerriero era armato con un pugnale e con arco e frecce o con una spada, coperto da un elmo con due corna e uno scudo circolare. L’abbigliamento e l’equipaggiamento non lasciano dubbi sulla sostanziale identità tra i fanti sardi e i corsari e mercenari rappresentati nei monumenti egizi come “Sherdana”. Allo stesso tempo numerose barchette votive, anch’esse in bronzo, dimostrano l’importanza del mare nella vita della Sardegna.»

Tesi della provenienza orientale

Gaston Maspero (egittologo francese vissuto nella seconda metà del secolo scorso) teorizzò un’origine anatolica, ed in particolare da Sardi, città della Lidia (antica regione storica dell’età del ferro localizzata nell’Asia Minore occidentale), per gli Shardana che furono poi costretti a migrare ad occidente, non prima di aver assalito l’Egitto, a causa delle invasioni dei popoli balcanici.

Altri studiosi hanno ipotizzato invece che gli Sherdana, provenienti da oriente, si siano insediati in Sardegna nel XIII secolo a.C. circa, sovrapponendosi alle popolazioni nuragiche. Erano forse originari della Ionia, regione costiera dell’Anatolia, o forse della Siria ……

«(Gli Sherdana)… originariamente provenivano dalla Siria settentrionale, e dopo l’attacco all’Egitto di Ramses III sono rimasti per un certo tempo a Cipro. Da Cipro essi, o parte di essi, si diressero verso la Sardegna, alla quale isola diedero il nome.»

L’orientalista Giovanni Garbini, infatti, sottolinea il rinvenimento di ceramica di origine micenea nei siti tradizionalmente distrutti dai Popoli del Mare nel corridoio siro-palestinese.

Ciò gli fa ritenere che questi popoli, compresi gli Sherdana, pur non essendo tutti originari della Grecia facessero parte di un Commonwealth greco-miceneo, condividendone la tipologia della ceramica. Tale circostanza – secondo Garbini – costituirebbe un consistente indizio archeologico, per individuare l’espansione dei Popoli del mare nel bacino del Mediterraneo, in particolare quando i ritrovamenti della ceramica del tipo miceneo, si rivela non importata ma prodotta sul posto.

L’orientalista italiano ritiene che, successivamente al loro insediamento in israele, almeno una parte degli Sherdana, insieme a gruppi di Filistei, si sia stanziato in Sardegna, soprattutto nel litorale sud-occidentale, dove sono emersi un consistente numero di reperti di ceramica submicenea (XI-XII secolo a.C.).

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