Il Blog per chi ama l'Irlanda

Irlanda, dal punto di vista del Fotografo

Nel 2013 arrivai per la prima volta in Irlanda.

Sbarcammo all’aeroporto di Knock, un piccolo ma efficiente aeroporto nell’ovest dell’isola, creato da un sacerdote per permettere i pellegrinaggi al vicino centro religioso. Fui colpito subito dal profumo dell’aria. Un misto di salmastro, carbone, torba e profumo di terra umida. Un’aria pulita e priva di qualsiasi forma di inquinamento. Il tempo, come spesso accade qui, era nuvoloso, ventoso, ma non freddo. Nonostante la stagione si stava meglio che nella natia Italia.

Oggi, dopo quattro anni dal nostro trasferimento definitivo, faccio fatica quando scendo dalla scaletta dell’aereo in Italia, di solito a Milano o a Bologna, la mia città natale. Mi assale immediatamente in certo senso di soffocamento dovuto all’aria “pesante” e sicuramente ad una quantità di smog da fare invidia a certi distretti industriali cinesi dove il cielo è giallo, quando c’è bel tempo. Ma una cosa che notai immediatamente, influenzato dal mio mestiere di fotografo professionista e di film-maker, fu il “colore dell’aria”, la luce cristallina e pura, la texture ad alta definizione di ogni particolare osservato. E’ una caratteristica che ho trovato soltanto qui, tra i paesi esteri che ho visitato negli anni. Perfino in Scozia, dove uno si aspetterebbe la stessa luce, non è così. Là i colori sono più opachi e una sorta di filtro “flou” avvolge tutto.

Ma la sorpresa più grossa doveva venire dall’analisi a computer delle prime immagini scaricate dalla Nikon. Cieli limpidi di un bel colore azzurro violaceo! E Simonetta fu la prima ad accorgersi di questa strana caratteristica. Scoprimmo che si trattava di un forte sovraccarico di raggi ultravioletti. I raggi ultravioletti sono quella frequenza posta al limite superiore della zona visibile all’ occhio umano e oltre. Qui la loro presenza è perpetua, direi quasi “ingombrante”, dato che impone un lavoro notevole in post-produzione per eliminare questi fastidiosi riflessi. Anche provando a porre un filtro anti-UV sulla lente degli obiettivi questa caratteristica permane. In ogni caso ciò che comunque mi colpì fu la qualità della luce. Una luce potente ma mai cruda. Anche nel periodo estivo, quando il sole al suo zenith si trova a circa 60° sull’orizzonte (alle 12:00 del solstizio d’estate) la luce è sempre “rotonda”, mai sgarbata e invadente. Un particolare fenomeno legato a questa luce determina un basso grado di riflettanza solare degli oggetti colpiti dai raggi del sole. In sostanza questo indice di riflettanza rispecchia la capacità di alcuni materiali di riflettere o assorbire la luce. Non saprei dire se ciò è legato alla presenza o meno di moltissimo verde (prati, boschi, etc.) ma di fatto questa terra assorbe la luce e crea un effetto particolarmente morbido, come se il Sole agisse da gigantesco “bank” (un grande illuminatore dalla superficie che può raggiungere molti metri quadri, usato negli studi di posa) eliminando quei terribili contrasti tipici, per esempio, della luce mediterranea.

Anche nelle giornate più luminose e limpide, abbastanza frequenti nel periodo estivo, avrete immagini in cui le alte luci (cielo, colori chiari etc.) non presenteranno mai enormi differenze rispetto alle zone scure o d’ombra. Per un fotografo è molto importante questo, per evitare mascherature o il ricorso al cosiddetto HDR (High Dynamic Range che ormai ha oggettivamente stancato. La trasparenza dell’aria è incredibile, tant’è che ho (volentieri) rinunciato all’uso del tradizionale filtro neutro, o anti-UV, davanti agli obiettivi, che molti utilizzano quale protezione per la delicata superficie frontale dell’ottica. Lo usavo anch’io ma ho notato che anche usando i migliori filtri c’è sempre una caduta di definizione dell’immagine. Oltre ad eventuali effetti di diffrazione e rifrazione, poco controllabili.

Oggi, a parte qualche filtro creativo, l’unico filtro che utilizzo proficuamente è il polarizzatore lineare che ruotando mi permette di eliminare alcuni riflessi, soprattutto dell’acqua, ma anche della pelle o di altre superfici non metalliche. Avrete così capito quali sono i suggerimenti di un professionista per voi che venite qui cercando immagini insolite. Qui non c’è che l’imbarazzo della scelta, ma questo, la composizione e le opportunità, saranno tema di un prossimo articolo.

Buona luce a tutti.

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