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La sessualità dei Celti

Non ci sono documenti che danno indicazioni precise riguardo a come le popolazioni Celtiche intendessero la sessualità. Sappiamo che tutto lo scibile era tramandato oralmente dalle caste sacerdotali: i Druidi. Tuttavia i reperti archeologici trovati, hanno potuto dare già molte indicazioni che in mani esperte sono state interpretate e svelate.
Sappiamo che erano molto devoti alla Terra, ai suoi frutti, allo scorrere delle stagioni. Vale a dire a tutto ciò che la natura offriva. Cercavano l’armonia con sé stessi ed il cosmo.
Anche la sessualità era riconosciuta come un aspetto naturale, poiché dà la vita a tutto ciò che ci circonda. Non erano ancora influenzati da religioni diverse se non quella tramandata dai Druidi stessi, perciò non avevano ancora assunto quei tabù che nei secoli hanno nascosto e seppellito il significato della sessualità sacra.
Sapevano però dell’esistenza di un’energia particolare che avvolge i nostri corpi e che attraverso di essa si è in contatto con la ambiente e gli altri esseri viventi.
Sapevano che quell’energia, pur non visibile, è il motore della materia e dello spirito ed inoltre che l’unione amorosa di due corpi produce , nell’amplesso, una grande onda, che si propaga nella stessa misura in cui un sassolino gettato nell’acqua produce delle onde circolari.

Non conoscevano la meccanica quantistica – di cui solo ora si comincia a parlare dopo anni di studi scientifici – ma conoscevano e ne sentivano e riconoscevano gli effetti, così … naturalmente.

Quindi per rimanere fedeli allo spirito celtico, bisogna dire che fate, folletti, trolls, korrigans, lutins, presenti nella letteratura, sia pur affascinanti, esulano dalla cultura Celtica. Per i Celti la magia era rappresentata da spiriti che dimoravano negli elementi della natura stessa.

LA SESSUALITA’ DEGLI ANTICHI POPOLI

La popolazione indigena dell’Irlanda, come la maggior parte dei popoli antichi, viveva secondo una filosofia che cercava l’armonia con l’energia cosmica, di cui l’energia sessuale era parte integrante. L’energia cosmica era la manifestazione dell’energia di Dio. Nella lingua irlandese era conosciuta con il termine “neart”.
Durante il periodo che va dal paleolitico al neolitico (dal 10.000 c.C.) fino all’Età del Bronzo, Dio era associato alla Grande Madre Terra, Anu o Aine.
Essa si manifestava mediante la sua capacità creativa, in ogni sua forma (animale, vegetale, minerale e umana). La sessualità e il parto erano espressioni della sua energia e del suo potere nelle vite degli esseri umani e di ogni essere vivente.
In Irlanda, la dea sopravvisse durante l’Età del Bronzo nelle sembianze di Brigid. Nella Sumeria meridionale era chiamata AnannaIshtar nella Sumeria settentrionale di cultura semitica; in Egitto era Iside mentre in Anatolia era Cibele.

Riflettono l’immagine della Grande Madre che dominava in tutte le civiltà più antiche, dall’Europa al subcontinente indiano. Inanna rappresenta un collegamento tra la Grande Madre Neolitica e l’Eva, la Sofia e la Maria bibliche. La sua immagine costituisce il fondamento della Sofia (la Sapienza, o Hokhmah, biblica), della Grande Madre Gnostica e persino della Shekhinah medioevale della Càbala ebraica. La cultura sumera è la fonte di molte storie e immagini del vecchio Testamento. Con Inanna, come con l’Iside egizia, all’immagine del femminino archetipico viene fornita una definizione mitologica che è sopravvissuta per più di cinquemila anni, anche se è stata oscurata, frammentata e travisata.

LA CONSAPEVOLEZZA DELLA GRANDE DEA DEL CIELO

Nel IV millennio a.C., Mesopotamia (odierno Iraq), ebbe luogo un profondo mutamento nella coscienza dell’uomo. Fino ad allora, i rituali religiosi si erano basati sulla celebrazione dei cambiamenti ciclici che avvenivano durante l’anno. Ma ad un certo momento, i sacerdoti alzarono gli occhi al cielo e cominciarono ad osservare e a calcolare i movimenti ciclici seguiti dalle stelle. Il profondo mutamento riguardò il passaggio dalla geografia della Terra alla consapevolezza del cosmo. A quel punto, era necessario trovare un nuovo simbolo dell’energia di Dio che corrispondesse a quel cambiamento di conscienza. Il simbolo scelto fu la Grande Dea.

I sacerdoti babilonesi che si misero ad osservare i cieli notturni, furono i primi al mondo a riconoscere l’esistenza di una regolarità matematica nei passaggi celesti delle sette sfere visibili a occhio nudo – Il Sole, la Luna, Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno, assieme al sentiero celeste dello Zodiaco. A seguito di tale scoperta, si profilò il concetto di un ordine cosmico, calcolabile mediante formule matematiche, la cui rivelazione doveva venire interpretata dal clero dominante, per essere convertite in un ordine civile di società umana. Si sviluppò la nozione di un universo considerato come un essere vivente somigliante ad una Grande Madre, nel cui ventre esistevano sia il mondo della vita che quello della morte.

LE CERIMONIE SACRE SESSUALI

Gli organi sessuali della donna rappresentano un simbolo vivente dell’energia divina, la neart di Dio, come i genitali dell’uomo sono un simbolo della stessa energia divina, ma in forma maschile. La yoni e il lingam erano sempre accoppiati perché entrambi necessari per creare la vita. Nell’antichità, e in ogni continente, si eseguivano rituali sessuali all’interno di luoghi sacri, come ad esempio i templi sumeri, egiziani, cretesi, maltesi, indiani, greci e romani. Rituali simili venivano eseguiti anche in Irlanda, in Francia, in Scozia e in Inghilterra, all’interno di templi naturali del paesaggio, sulle montagne sacre e nei querceti druidici.

Le sacerdotesse che prestavano la propria opera negli antichi templi sumeri, greci, romani e irlandesi, erano al servizio della Grande Madre nell’atto della procreazione, e “attraverso la loro unione sessuale con gli uomini che si recavano nei templi per eseguire un rituale sacro, esse fornivano un tramite alla forza creativa della Dea”.

La loro verginità non indicava una condizione fisica, ma lasciava intendere che la capacità creativa della dea era una condizione costante, prodotta da lei stessa durante l’unione con se stessa, e che la fertilità di tutti gli aspetti della creazione era la sua manifestazione. Le idee metafisiche venivano incarnate nel rapporto sessuale eseguito ritualmente all’interno del recinto del tempio stesso, visto che la fertilità degli uomini, degli animali, e dei vegetali dipendeva dal compimento di questo rituale in un luogo sacro dove gli uomini e le donne partecipavano magicamente alla generazione della vita della dea.

La sessualità così come veniva pratica dalle Vergini era un atto sacro, non solo perché portava la vita nel mondo, ma anche perché l’estasi che l’accompagnava era la sensazione percepibile dall’uomo che più si avvicinava all’esperienza del divino. In tali circostanze, la Vergine e la druidessa prendevano il posto della dea (il termine “prostituta” significa “colei che sostituisce la dea).

SESSO E SPIRITUALITA’

Le agiografie di Santa Brigida e il patrimonio folkloristico e tradizione che la riguarda, mettono in relazione l’Irlanda con le antiche tradizioni della Dea. Le Vergini d’Irlanda, come le Vergini Vestali dell’antica Roma, le Vergini della dea Inanna, e quelle che svolgevano le proprie funzioni tantriche nei templi indiani, conservarono per secoli l’equilibrio sociale mantenendo accesi i sacri fuochi, e celebrando i rituali nei principali centri spirituali/politici del mondo antico. Le monache succeditrici di Santa Brigida a Kildare, mantennero accesi i sacri fuochi fino al XII secolo d.C., quando l’arcivescovo di Dublino ordinò che tale pratica venisse interrotta.

La sessualità deve essere combinata con la spiritualità; quando sono dissociate, la vita umana diventa nevrotica. Ad esempio, Carl Jung ha osservato che ogni volta che un suo paziente soffriva di problemi sessuali, la soluzione era sempre di natura spirituale, mentre quando si presentava un qualunque problema spirituale, la risposta la si trovava sempre nella sfera sessuale del paziente. Quando la sfera sessuale o quella spirituale è bloccata o tagliata fuori dalla vita di un individuo, si viene a creare uno squilibrio psicofisico. Quando il blocco riguarda l’intera società, lo squilibrio è generale. Forse questo spiega perché secoli di puritanesimo in Irlanda hanno avuto come risultato una inversione di marcia che ha trasformato la libertà sessuale in vera e propria licenziosità.

L’equilibrio è l’elemento chiave, e l’integrazione tra la vita sessuale e quella spirituale. All’interno delle religioni mistiche, esiste una tradizione secondo cui il rapporto sessuale fa bene allo sviluppo spirituale. Il Buddhismo tantrico condivide questa teoria, gli gnostici le prestava fede e la religione naturale celtica la incorporò nelle sue cerimonie e nelle sue feste. I Celti celebravano Bealtaine ogni primo maggio e, durante la festa, i giovani e le fanciulle venivano introdotti al sesso attraverso cerimonie sacre che servivano a favorire la fertilità della terra e della gente.
Secondo alcuni esperti, la Sheela potrebbe essere l’unica reliquia, presente nel simbolismo cristiano, di quell’antica magia sessuale che era ampiamente praticata nel mondo pagano, e che viene ancora utilizzata dai seguaci del Buddhismo tantrico in Oriente.

Gli insegnamenti delle scuole misteriche rivelano che il sesso costituisce l’elemento energizzante. Entrambi i partner dovrebbero percepire l’energia kundalini mentre sale attraverso i chakra inferiori e permetterle di salire lungo il corpo in modo che entrambi sperimentino l’unità assoluta, non solo l’uno con l’altra, ma con Dio e tutto il creato.

SUBLIMAZIONE DELLA SESSUALITA’

La giustificazione logica del voto di castità è che attraverso la “sublimazione” del desiderio sessuale (in psicoanalisi, la sublimazione è un meccanismo che sposta una pulsione sessuale o aggressiva verso una meta non sessuale o non aggressiva) e il redirezionamento dell’energia verso obiettivi spirituali e creativi l’individuo diventa più evoluto, più “simile a Dio”.

Il concetto secondo cui il corpo fisico potesse essere considerato divino venne negato dai Padri della Chiesa sin dal II secondo d.C. Il corpo fisico e il mondo della natura erano identificati con il principio femminile e, almeno per il patriarcato, erano considerati come appartenenti all’ordine inferiore.
L’ordine superiore – mentale e spirituale – era identificato con il principio maschile.
Secondo alcuni Padri della Chiesa le donne non avevano l’anima.

I Leader delle religioni patriarcali – Giudaismo, Cristianesimo, Islam e Buddhismo – cambiarono le leggi per acquisire un maggiore potere e controllo, sfruttando il voto di castità.
Quando si accetta di rimanere casti, l’energia sessuale repressa viene accumulata e trattenuta all’interno dell’inconscio.
Ciononostante, l’energia si fa ancora sentire sotto forma di timore e del bisogno di controllare ciò di cui si ha paura. L’individuo non si rende più conto che dentro di sé continuano a generarsi le energie del desiderio (visto che il voto di castità vieta ogni tipo di rapporto sessuale), e per questo pensa che siano originate da una fonte esterna, in particolar modo dall’oggetto del desiderio, ossia la donna.
Secondo questo modo di pensare, le donne, sono la fonte di queste tentazione e quindi devono per forza essere tenute sotto controllo.
Nel matrimonio, nella famiglia, nella vita monastica, le donne sono sempre assoggettate ad un uomo. Nella società patriarcale, anche il pianeta Terra è considerato come una risorsa da conquistare e sfruttare (il corpo della donna è un simbolo vivente della capacità creativa della Madre Terra). L’impiego della donna come capro espiatorio raggiunse il suo apice durante le cacce alle streghe del Medioevo.

Nelle religioni pagane precristiane, ma soprattutto nella civiltà celta, la donna era il simbolo del femminino sacro, colei che dona la vita e che crea al suo interno la vita. Le donne affrontavano con gioia il “rito di passaggio” femminile e per questo erano venerate come dee.

SIMBOLO FALLICO AL CENTRO DELL’IRLANDA

Il centro spirituale e politico più importante dell’antica Irlanda era Tara, nella contea di Meath. Al giorno d’oggi, Tara è tornato a a far parte della natura con le sue colline erbose che dominano su tutte e quattro le province dell’Irlanda. Solo la pietra fallica eretta al centro del Royal Enclosure ci racconta le sue glorie passate.
La Lia Fian (la Pietra dei Fianna), erroneamente identificata come “la pietra del Destino”, l’armata dei guerrieri dei re supremi, attivi attorno al III-IV secolo d.C., è alta più di 180 cm, e fatta interamente di granito, ha la forma di un lingam (fallo). Mentre sulla Lia Fal (la Pietra del Destino) sedeva il re legittimo, la Lia Fian (la Pietra dei Guerrieri) si trovava eretta al centro della dimora del re supremo. Ma dov’è la pietra a forma di yoni (vagina) necessaria per equilibrare la presenza del lingam al centro di questo sito che rappresentava la femminilità? La Sheela di Tara è nascosta tra le tombe del cimitero locale, ed è stata definita “rozza”, “volgare”, e “pagana”.

Poiché i simboli hanno una grande influenza nella coscienza collettiva, questo atteggiamento nei confronti di quelli che rappresentano l’energia generativa, riflette la scarsa comprensione dell’equilibrio necessario per sostenere e salvaguardare la vita e la prosperità, non solo umana ma in tutti gli ambiti che riguardano la natura della Terra e del cosmo.

 

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