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Evoluzione della Storia d’Irlanda – seconda parte

È con piacere che ringraziamo tutti voi per aver dimostrato interesse per la pubblicazione della prima parte del nostro articolo che ritroverete qui —> “Evoluzione della Storia d’Irlanda – prima parte”. E ringraziamo inoltre chi ci ha scritto, dato che sta attendendo la seconda parte.

Quest’oggi proseguiamo nella nostra analisi sempre con l’intento di dare un quadro riassuntivo dei fatti più salienti che hanno caratterizzato le sorti dell’Isola di Smeraldo.

La volta scorsa abbiamo concluso illustrando a grandi linee l’impatto che Oliver Cromwell impresse sulla storia d’Irlanda e quali furono le disastrose conseguenze. Proseguiamo oggi con elencare altri eventi importanti che ci daranno un’idea di come nei secoli il popolo irlandese ha sempre cercato di spezzare le catene che lo avevano soggiogato all’invasore britannico.

Qui sotto troverete un breve riassunto di una disamina più estesa.
Se avete piacere di leggerla tutta la trovate nel file PDF cliccando —>
qui

Come ben riportato in tutti i testi storici, nei secoli l’Europa è sempre stata caratterizzata da guerre per la supremazia sui territori e l’Irlanda non ne è sfuggita. Il XVII secolo è stato contrassegnato dalla “Guerra Guglielmita” fra Guglielmo III d’Orange e lo suocero Giacomo II d’Inghilterra, con la vittoria di Guglielmo III d’Orange nella “Battaglia di Aughrim” avvenuta nel 1691 nelle piane paludose della contea di Galway.

Già nel XVIII secolo iniziarono i primi movimenti di indipendenza irlandese che videro Wolfe Tone, membro della Society of United Irishmen, e Daniel O’Connell in prima linea. Il primo ateo il secondo del movimento cattolico, ma che diedero entrambi un grande impulso.

Il XVIII secolo, inoltre, è stato teatro anche di un’altra fase storica drammatica: “La Grande Carestia” che portò il popolo irlandese a distruzione e morte per fame e malattie. In questo periodo si inasprì la rabbia della popolazione verso il Governo Britannico, tanto che si formarono movimenti indipendentisti più organizzati che culminarono nella “Rivolta di Pasqua del 1916” nel XX secolo. Nonostante la rivolta fosse stata sedata dalle truppe britanniche e i leader massimi della insurrezione giustiziati, l’esercito indipendentista irlandese (IRA) si riorganizzò nei cinque anni successivi e l’Irlanda poté dichiararsi Stato Libero d’Irlanda nel 1922. Ma l’Irlanda divenne Repubblica a tutti gli effetti solo nel 1949.

Tuttavia l’IRA non si sciolse, ma continuò il suo operato in quella parte dell’Isola che rimase sotto il dominio Britannico: l’Irlanda del Nord la cui capitale è Belfast. In questa piccola porzione di isola vi erano ancora forti discriminazioni fra protestanti e cattolici. Molte manifestazioni si svolsero a partire dal 1968, ma fu a Derry, in quella sanguinosa domenica (Bloody Sanday) il 30 gennaio 1972, che la manifestazione finì in tragedia. Il I Reggimento Paracadutisti britannico aprì il fuoco sulla folla uccidendo 13 persone di cui alcuni erano ragazzini. Un quattordicesimo, un uomo di 59 anni, morì quattro mesi dopo a seguito delle ferite riportate.

Da quel giorno l’IRA diventò più agguerrita, organizzando scontri non solo a Belfast e a Derry, ma in tutte le contee dell’Irlanda del Nord. I colloqui di pace si svolgevano in questo clima di guerra civile, e lo stesso Presidente degli Stati Uniti, allora Bill Clinton, si adoperò per raggiungere un accordo che fu siglato il Venerdì Santo del 1998.

Ai giorni nostri le città di Derry e Belfast sono città industriali e moderne praticabili tranquillamente, ma il ricordo di quei duri momenti è ancora vivo nella memoria di chi li ha vissuti. Andando in visita a Derry vedremo i murales che ricordano quella drammatica domenica. Sono stati affisse lapidi a ricordo di quei ragazzini inermi e dei caduti uccisi. Il cuore si spezza davanti al murale di una ragazzina di 14 anni. Ora a Derry splende il sole, ma nessuno dimentica un periodo così drammatico, vivendo nella speranza di un lieto domani.

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