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Evoluzione della Storia d’Irlanda – prima parte

Sono certa che molti appassionati della Storia d’Irlanda abbiano già letto libri, articoli e quant’altro possa servire per conoscere meglio le vicende di questo popolo. Con Maura Maffei, scrittrice di libri ambientati in Irlanda, studiosa della storia, della cultura, delle tradizioni irlandesi e della lingua Gaelica, ne parlammo nella puntata di “Irish Coffee” su NorthStar Webradio del 13 Marzo scorso. Tuttavia ho pensato valesse la pena fare un riassunto al fine di comprendere meglio i punti salienti della storia e dell’evoluzione del popolo irlandese.

L’Irlanda precristiana

Le notizie che si hanno dell’Irlanda precristiana giungono da scritti romani, dalla poesia e mitologia irlandesi e dai ritrovamenti archeologici. I primi abitanti dell’isola furono le popolazioni del mesolitico. Vi arrivarono intorno all’anno 8000 a.C. quando, in seguito al ritiro dei ghiacci, l’ambiente divenne più ospitale. Iniziarono a formarsi le comunità dedite all’agricoltura, all’allevamento e con esse si sentì l’esigenza di costituire un ordine sociale organizzato. Intorno al 2500 a.C. le popolazioni avevano aumentato le loro capacità, tanto da diventare abili ad estrarre i metalli dal ventre roccioso della terra, ferro soprattutto, ma anche rame e stagno con i quali, fondendoli, ottennero il bronzo. Forgiarono ogni tipo di utensile per la caccia e per la vita quotidiana. Ma proprio l’Età del Ferro fu il periodo più cruento. Le popolazioni facenti parte di varie tribù si scontrarono mettendo in atto lotte intestine fra loro per la supremazia dei territori ed è da qui che nascono i miti e le leggende giunti fino a noi. Con la costituzione dell’ordine sociale, si formò anche l’esigenza di osservare il mondo esterno, i fenomeni naturali e crebbe la curiosità per comprenderne il significato. Nascono le caste sacerdotali e con loro, i riti religiosi. Al vertice di queste organizzazioni sociali vi erano sì valorosi capi tribù, ma erano i Druidi, facenti parte appunto delle caste sacerdotali, che avevano il compito di dirimere con autorevolezza le controversie e di gestire l’amministrazione della giustizia civile e criminale (in particolare nei casi di assassinio), di conservare e trasmettere il sapere tradizionale oltre che adempiere ai riti di culto – comprendenti anche il sacrificio umano – e all’interpretazione degli auspici.

Il Cristianesimo in Irlanda

È in queste culture, si può dire millenarie, che si innestò il Cristianesimo. La storia lega indissolubilmente la figura di San Patrizio all’evangelizzazione dell’Irlanda nel V secolo, ma la realtà si presenta molto diversa. I Romani invasero la Britannia che diventò una provincia dell’Impero Romano  nel I secolo d.C., e i primi cristiani vivevano stabilmente in quelle terre. Avevano costituito i loro presidi di controllo territoriale diretti dai loro governatori. Le popolazioni che abitavano allora l’Isola di Smeraldo erano solite a spingersi via mare sulle coste occidentali della Britannia per compiere saccheggi e ruberie. Spesso rapivano donne, uomini, bambini e ragazzi per utilizzarli come schiavi. Quindi è presumibile che i primi cristiani fossero britanni.

Lo stesso San Patrizio subì la stessa sorte, come da sua biografia scritta per noi da Maura Maffei (Patrizio, Apostolo d’Irlanda Una spina nel fianco – prima partePatrizio, Apostolo d’Irlanda Una spina nel fianco – seconda parte) alla quale vi rimando per approfondimenti.

Prima ancora di San Patrizio, Roma, nel 431 d.C., inviò in Irlanda Palladius, un aristocratico inglese nato e deceduto in Scozia. Dalle informazioni in nostro possesso fu un predicatore inflessibile e viene ricordato per aver reso forte la Chiesa Cattolica anche fuori ai confini di Roma. Poi con la venuta di San Patrizio il Cristianesimo prese piede definitivamente sviluppandosi in tutta l’isola. Nacque con lui la corrente del Cristianesimo celtico, in seguito imitato dalla Chiesa. Infatti, per conservare le radici e le tradizioni storiche del popolo irlandese, Patrizio favorì la combinazione di molti elementi cristiani e pagani. Per esempio, introdusse il simbolo della croce solare sulla croce latina, facendo diventare la croce celtica il simbolo del Cristianesimo celtico. Questa nuova corrente religiosa favorì l’espansione del Cristianesimo che portò in Irlanda molti monaci che aprirono la porta alle popolazioni locali a nuove conoscenze, attraverso le quali progredirono diverse arti. Il Book of Kells e il Calice di Ardagh ne sono la testimonianza.

Irlanda Medioevale

Il medioevo in Irlanda si estende per un periodo lunghissimo che va dal 400 d.C. circa, alla fine del XV secolo con l’avvento dei Tudor. Questo lungo periodo si suddivide in tre tronconi principali:

  • l’opera di conversione cristiana tra il 400 e l’800 d.C.;
  • il periodo delle invasioni vichinghe terminato nel 1100, con la vittoria di Brian Boru sui Vichinghi nella Battaglia di Clontarf del 1014. Sebbene lo stesso Boru non sopravvisse in battaglia, i Vichinghi cessarono di essere il potere dominante irlandese e finirono con integrarsi gradualmente nella popolazione indigena;
  • il terzo ed ultimo periodo caratterizzato dall’inizio dell’influenza normanna.

Ma questa ultima invasione non piacque a Enrico II il Plantageneto che temeva l’instaurazione di un regno normanno rivale. Decise quindi di visitare il Leinster per stabilire la sua autorità. Fu un momento molto turbolento nella storia d’Irlanda che divenne così la prima colonia inglese. Trent’anni dopo John, il successore di Enrico II il Plantageneto, perse il controllo della Normandia, pertanto si concentrò maggiormente sulla colonia irlandese. La Signoria durò per circa 400 anni, ma la terra Irlandese subì diversi disastri tra cui l’invasione scozzese, le malattie e una rinascita indigena gaelica che si concluse con l’auto-proclamazione di Enrico VIII a Re, unendo formalmente in questo modo Inghilterra e Irlanda sotto un’unica corona.

La Colonizzazione dell’Ulster

L’invasione scozzese inizia nella primavera del 1606. Attraverso lo stretto canale del nord gli Scozzesi raggiunsero il porto di Donaghadee nella contea di Down. Iniziò quindi la Colonizzazione (Plantation) dell’Ulster che portò britannici protestanti a sottomettere la parte settentrionale dell’Irlanda, che fino a quel momento aveva mantenuto con caparbietà la propria identità gaelica e cattolica. Il XVII secolo fu comunque forse il più travagliato della storia d’Irlanda. L’aristocrazia gaelica cadde definitivamente con il “Volo dei Conti” nel settembre del 1607, quando il secondo duca di Tyrone Hugh O’Neill e il primo duca di Tyrconnel Rory O’Donnell, rifiutando di sottomettersi alla corona inglese, salparono dal Donegal alla volta della Francia, dalla quale poi raggiunsero Roma. Due periodi di guerra civile (1641-53 e 1689-91) causarono grosse perdite di vite umane e si conclusero con l’espropriazione dei beni della classe dei proprietari terrieri irlandesi e la loro sottomissione alle discriminatorie Leggi penali irlandesi. Le tensioni politiche, ma soprattutto religiose diventarono così un aspetto connaturato nella storia dell’Ulster, con conseguenze che si sono trascinate fino ai giorni nostri.

L’Assedio di Drogheda

Fin da prima della guerra civile in Inghilterra che portò al patibolo Re Carlo I, Oliver Cromwell, non vedeva di buon occhio i cristiani irlandesi. Nella visione di Cromwell religione e politica erano strettamente collegate, infatti egli era un fervente puritano, o integralista come si direbbe oggi. Cromwell era fermamente convinto che i cristiani dovessero essere completamente eliminati, poiché era persuaso che il cattolicesimo fosse una sorta di invasione politica territoriale senza mezzi militari, un’ingerenza politica di Roma. Temeva che questa si ripercuotesse anche in Inghilterra. Nel 1649 Oliver Cromwell e la New Model Army sbarcarono a Dublino. Cromwell marciò per 30 miglia (circa 48km) a nord lungo la costa Est fino al porto di Drogheda che era ancora in mano ai monarchi. Il 10 settembre la città venne circondata. Il giorno dopo le sue mura vennero violate e distrutte. Ne conseguì il terribile assedio.

La città venne messa a ferro e fuoco indiscriminatamente. Donne, uomini, bambini, anziani, cattolici, protestanti, inglesi, irlandesi, nessuno escluso, vennero massacrati. Stessa sorte la subì la città di Wexford successivamente. Gli effetti di quella guerra si sentirono fino al 1660. In quegli anni morì un quarto della popolazione irlandese a seguito delle ferite riportate e/o delle malattie conseguenti. Se nella storia inglese Cromwell viene ricordato come democratico, (aveva instaurato la Repubblica parlamentare dopo la decapitazione di Re Carlo I), nella storia irlandese viene ricordato come un maniaco genocida. Il 3 settembre 1658 Cromwell morì. Gli successe il figlio Richard, ma venne destituito 2 anni dopo dal parlamento che restaurò la monarchia. Il 30 gennaio 1661, nell’anniversario dell’esecuzione di Carlo I, la salma di Cromwell venne riesumata dall’abbazia di Westminster e – insieme alle salme di Robert Blake, John Bradshaw e Henry Ireton – sottoposta al macabro rituale dell’esecuzione postuma (impiccato, squartato e fatto a pezzi). Al termine il corpo fu gettato in una fossa comune a Tyburn, tranne la testa che venne infilata su un palo ed esposta davanti all’abbazia di Westminster fino al 1685. In seguito, questo macabro cimelio passò di mano molte volte, per essere finalmente sepolto nel cimitero del Sidney Sussex College, a Cambridge, nel 1960.

Lo stesso Winston Churchill comprese appieno il profondo impatto negativo che l’opera di Cromwell impresse nelle isole Britanniche, osservando:

Tagliava nuovi abissi tra le nazioni e i credi. Su di noi tutti pesa la maledizione di Cromwell

 

FINE DELLA PRIMA PARTE – Per leggere la seconda parte cliccate —> qui

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