Il Blog per chi ama l'Irlanda

La Contea più remota d’Irlanda: il Donegal

L’ Isola di Smeraldo è diventata una delle mete turistiche europee più visitate, apprezzate e ricercate.

Basti pensare che, dalla metà degli anni ’90, il turismo è diventato una voce importante e imprescindibile per l’economia del Paese.

Si è rilevato che solo nel 2014 l’Irlanda ha attirato più di sette milioni e mezzo di visitatori. In questi anni inoltre, abitando in Irlanda ed occupandoci di turismo, abbiamo notato che l’interesse per questo Paese è aumentato in maniera esponenziale da parte dei nostri connazionali.

I gruppi che si sono formati sui social forum dal 2014, in cui si parla dell’Isola di Smeraldo e si apprezzano le sue meraviglie, hanno subito un incremento veramente notevole.

Tutto questo però ha creato un po’ di scontento fra gli amanti dell’autentica Irlanda, poiché è aumentato a dismisura il turismo di massa organizzato dai grandi Tour Operator.
Proponendo mete prestabilite, che ormai sono diventate le più ambite, hanno fuorviato il visitatore dalla vera cultura irlandese.

Tuttavia, cercando, si possono trovare ancora delle gemme nascoste e la contea di Donegal ne è piena.

Ho già parlato delle Slieve League Cliff, perla del Donegal, in un altro articolo che suggerisco di leggere cliccando —> qui

In questo articolo invece descriverò le località di Malin Beg Head, Rathlin O’Birne Island, Silver Strand, Glencolmcille, contemplate fra le più belle nel Donegal.

MALIN BEG HEAD

Malin Beg Head è una piccola zona tra le Slieve League e Glencolmcille con scogliere a picco sul mare. Il paesaggio è brullo e circondato da torbiere, a causa dei venti forti che dall’Atlantico Nord Occidentale si abbattono durante tutto l’anno.

E’ una zona abitata da un po’ meno di 400 anime, dediti perlopiù alla pastorizia.

I fondali davanti al piccolo porticciolo vengono scelti per immersioni subacquee diurne e notturne per la quantità e la qualità di specie marine che si possono osservare.

Si tratta di un’immersione bella poco profonda, ma in circa 5 metri di acqua cristallina.

Dato che è una piccola insenatura protetta, pullula di varie forme di vita che caratterizzano l’Atlantico del Nord e lo stack nel mezzo alla caletta è un rifugio comodo e accogliente per polpi, anguille, gamberetti e labri.

Il piccolo molo è normalmente utilizzato anche da pescatori della zona, che con le loro piccole imbarcazioni escono nei periodi estivi.

Molto probabilmente nel XIX sec. questa cala veniva utilizzata come porto di partenza per i pescherecci che solcavano l’Atlantico.
Ma le bufere che imperversano nel periodo autunnale e invernale sono imponenti, assai pericolose e molti di loro non tornarono indietro.

Sul promontorio, davanti alla caletta c’è una placca, a memoria di coloro che persero la vita in mare, con l’iscrizione di una sorta di poesia intitolata “BROTHER

Placca commemorativa sul promontorio di Malin Beg – Photography Simonetta Ecchia

BROTHER 

Any man can be a brother
it take’s
someone special
to also be a friend

Ogni uomo può essere un fratello
ci vuole
qualcuno di speciale
anche per essere un amico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

RATHLIN O’BIRNE ISLAND

Ma l’ Isola di Smeraldo è attorniata da numerosi piccoli arcipelaghi e isole che danno alle coste un’immagine frastagliata. Una di queste è  Rathlin O’Birne Island.
E’ una piccola isola rocciosa disabitata situata nell’Oceano Atlantico settentrionale ad un miglio a ovest dal Malin Beg Head sulla costa occidentale dell’Irlanda.

Nel gennaio del 1841 la Corporazione per la conservazione e il miglioramento del porto di Dublino – la società responsabile dei i fari in Irlanda – di solito denominata “Ballast Board“, ricevette un memoriale – una sorta di istanza – dagli armatori di Sligo che sollecitava la necessità di porre una luce su Rathlin O’Birne Island al largo della costa occidentale della contea di Donegal.

Il Consiglio d’Amministrazione accolse la richiesta e approvò un rapporto del loro ispettore dei lavori e dell’ispettore dei fari, George Halpin, secondo cui la luce doveva lampeggiare per non essere confusa con altre luci fisse già stabilite in quella parte della costa.

Il faro di Rathlin O’Birne entrò in funzione il 14 aprile 1856. Nel 1974 fu installato un generatore termoelettrico a radioisotopi che lo fece diventare il primo faro irlandese ad energia nucleare.

Tuttavia nel 1987 la potenza del generatore si era ridotta ad un livello insufficiente e il faro fu convertito in energia eolica , che funzionò fino al 1991.
Nello stesso anno fu convertito ad energia solare ed ora è completamente automatizzato.

Ma i guardiani del faro esistono ancora per la manutenzione ordinaria e straordinaria dell’apparecchiatura e per il buon funzionamento della lampada. Una strada con un muro di pietra tagliata su entrambi i lati corre dalla spiaggia al faro per proteggere i guardiani dalle impetuose ondate dell’oceano, mentre si recano al faro.

Non è chiaro come si è arrivati a darle questo nome, ma sembra che sia associata a qualcuno o ad una tribù di nome Birn, ma non ci sono documenti ufficiali che confermino se fossero o no residenti o provenienti da altre parti dell’Irlanda.

Un fatto storico è chiaro, che il calderaio di San Patrizio e primo vescovo di Elfin, San Asico, arrivò a Rathlin O’Birne Island dove visse da eremita per sette anni fino a quando alcuni monaci sopraggiunsero e lo salvarono da un periodo di stenti.

SILVER STRAND

E’ una graziosa spiaggia a forma di ferro di cavallo, poco lontano da Malin Beg, verso la quale ci si arriva scendendo una ripida scalinata che dall’alto della falesia scende fino alla spiaggia.

E’ chiamata così poiché durante la bassa marea, sembra una goccia che brilla. In in certi momenti della giornata il sole si riflette sulla sabbia bagnata creando dei giochi di luce argentati.

Da maggio a ottobre è visitata da molti turisti e dagli stessi irlandesi che vogliono trascorrere una giornata all’aria aperta. Con i loro cestini della merenda scendono la lunga scalinata e si sistemano sulla sabbia a godersi il sole e fanno il bagno nelle sue acque cristalline e poco profonde.

La Spiaggia di Silver Strand – Photography Simonetta Ecchia

GLENCOLMCILLE

E’ un piccolo villaggio nel distretto gaelico a sud-ovest della contea di Donegal. Fu l’antica baronia di Banagh.
Mentre in questo piccolo distretto la lingua gaelica è ancora parlata come prima lingua, nel resto della zona l’inglese ha soppiantato completamente la tradizione linguistica.

Il toponimo Glencolmcille deriva dall’inglesizzazione del nome gaelico Gleann Cholm Cille che significa “Valle di San Colombano”, che è uno dei tre patroni d’Irlanda.

Tracce di insediamenti rurali risalgono tra  il 4000 e il 3000 a.C. da parte di genti che arrivarono da est.

Il distretto era un tempo famoso come la parrocchia di Padre James McDyer (1910-1987), che ha sostenuto i diritti delle popolazioni rurali. Il Sacerdote ha contribuito a stabilire le industrie a base comunitaria nella zona.

Un consiglio parrocchiale è istituito a Glencolmcille dal 1930, per curare gli interessi e le esigenze dei residenti del villaggio. I membri sono eletti a questo organismo da parte dei residenti della zona della chiesa di Glencolumcille; le elezioni si svolgono ogni tre anni.

Padre McDyer, a seguito di una sua ispirazione, negli anni ’50 fece costruire il Folk Village Museum: una esatta riproduzione del XVIII, XIX e XX secolo di un villaggio tipico di pescatori, con uno sguardo nel passato della vita quotidiana.

Glencolmcille – Folk Village Museum – Photography Simonetta Ecchia

 

Ogni cottage è una riproduzione esatta di un’abitazione con i tetti di paglia usata dalla popolazione locale ed è corredata con i mobili, manufatti e utensili del suo proprio periodo.

Una scuola ricostruita, una dimora di pescatori e piccoli pub-alimentari offrono ulteriori spunti di riflessione della vita rurale irlandese in uno degli angoli più remoti del paese.

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